Pubblicato da: daniela | marzo 21, 2008

TOGa: un sano e italiano metodo anti-obesità

Dal mio giornale preferito ecco un interessante articolo sull’obesità… Adesso è possibile eliminare un pò di ciccia in eccesso attraverso questo medoto indolore e invasivo in cui già 4 pazienti obesi hanno ottenuto ottimi risultati, che nasce dal Policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma: leggete un pò qua:

Il sistema si chiama TOGa (dall’inglese Trans-Oral Gastroplasty) e permette di “cucire” lo stomaco riducendone in un certo senso il suo volume, ma – ed è questa la novità – per via endoscopica, attraverso la bocca, senza alcuna incisione chirurgica. L’azienda che ha inventato il sistema e sponsorizza il primo studio pilota in Italia è la Satiety Inc. in California. La nuova tecnica, come altre in uso, ha lo scopo di limitare l’assunzione di cibo da parte del paziente obeso, fornendo un precoce senso di sazietà. Il sistema TOGa è costituito da una cucitrice meccanica che viene inserita nello stomaco del paziente attraverso la bocca. Il dispositivo consente di “ripiegare” e di cucire lo stomaco per creare una piccola tasca all’interno della quale si deposita il cibo durante i pasti. Il “ristagno” del cibo dentro questa tasca dà al paziente una sensazione di sazietà precoce, anche dopo pasti modesti, e lo aiuta a mantenere una dieta con un ridotto apporto di calorie. Il trattamento è in anestesia generale e richiede 2 giorni di ricovero. I pazienti che potranno essere curati grazie a questa nuova procedura sono quelli in età compresa tra 18 e 60 anni e che hanno un Indice di Massa Corporea (cioè il rapporto fra il peso espresso in Kg e l’altezza in metri al quadrato) maggiore di 40 e inferiore a 55. Il valore scende a 35 nel caso di presenza di altre patologie associate.

Per maggior informazioni:

La repubblica

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Pubblicato da: daniela | marzo 18, 2008

cibi light: fanno davvero dimagrire?

Secondo una recente scoperta diretta da Susan Swithers, dell’università della Purdue University sembrerebbe di no. Ancora una volta i protagonisti degli esperimenti sono i nostri topolini: 2 gruppi. Al primo team di roditori è stato somministrato dello yogurt dolcificato con glucosio (zucchero semplice), mentre al secondo è stato offerto dello yogurt addizionato con del dolcificante privo di calorie. I topolini appartenenti al secondo gruppo hanno successivamente dimostrato una maggiore propensione ad acquisire un maggior numero di calorie, per recuperare quelle non ingerite con lo yogurt, aumentando sensibilmente il loro peso corporeo. Secondo Susan ci deve essere una rottura del legame tra una sensazione dolce e un cibo altamente calorico renderebbe l’organismo incapace di regolare con precisione il fabbisogno energetico giornaliero. La scoperta spiegherebbe il costante aumento di persone obese in relazione alla progressiva introduzione di cibi “light” edulcorati con i dolcificanti artificiali. E’ davvero un primo passo nello studio dell’effettiva efficacia dei dolcificanti nei regimi dietetici controllati? A sentir parlare i nostri esperti sembra di si, senza il minimo dubbio. Noi nel frattempo scegliamo come dolcificante nella nostra dieta il fruttosio: ha un potere dolcificante del 30% superiore rispetto al saccarosio, il comune zucchero da tavola. Se ne può quindi usare una quantità molto minore, mantenendo comunque alto l’effetto dolcificante. Inoltre, il fruttosio viene metabolizzato molto più lentamente dal nostro organismo, prolungando considerevolmente il suo effetto energetico nel tempo rispetto al comune saccarosio.

“network molecolare”: è il nome dato a questo nuovo metodo di indagine genetica. In termini semplici, ma cosa hanno fatto? hanno prima classificato i topi a seconda del tipo di obesità e poi confrontato l’espressione genica nel fegato e nel grasso di questi animali con quelli di roditori di peso normale. Un lavoro complesso e sofisticato che li ha portati a identificare tre geni (Lpl, Lactb e Ppm) responsabili dell’accumulo di chili in eccesso, bersagli per nuove terapie anti-obesità.

Adesso non resta altro che fare la sperimentazione sull’uomo…. riusciranno i nostri eroi?

Sarebbe veramente un passo importante per la sconfitta di questa malattia occidentale e che si reputa non essere più solo un problema del “mangiar troppo”….

Pubblicato da: daniela | marzo 16, 2008

“Ciccia” in eccesso? forse problema genetico…

Individuata una rete di geni che trama contro la silhouette e al suo interno sono stati identificati tre nuovi geni legati all’obesità. E’ il frutto del lavoro di Eric Schadt, del Rosetta Inpharmatics di Seattle, il cui nuovo metodo di indagine potrebbe rivoluzionare la caccia ai geni di malattie complesse come obesità, Alzheimer e diabete e, in generale, tutte quelle malattie dipendenti da numerosi fattori genetici.

L’indagine consiste nel vedere i geni che si trovano proprionel tessuto adiposo:Così facendo, nel grasso dei topi l’esperto ha individuato una rete di geni al cui interno ha identificato tre nuovi geni dell’obesità: Lpl, Lactb, Ppm1l. Con lo stesso metodo, il “guru” delle indagini genetiche Stefansson ha individuato su campioni di grasso di volontari umani, network di geni collegati all’obesità. Queste informazioni potranno rivelarsi utili da un punto di vista terapeutico perché più indicative del comportamento dei geni colpevoli nel favorire la malattia.
Per maggiore informazione

www.messaggero.it 

BOJANO – Oggi, alle ore 16,00, presso il Palazzo Santoro, nel centro storico di Bojano, si terrà il convegno dedicato alla prevenzione di patologie partendo da una corretta alimentazione, accompagnata da una regolare attività fisica. L’incontro, organizzato dalla Sc Promosport, dal Coni Molise e dalla Comunità Montana Matese, con la collaborazione dello Bojano Sci Club e dell’azienda Miletto, focalizzerà l’attenzione su come, nel corso della vita di un individuo, lo sport e l’alimentazione diventano elementi determinanti per lo sviluppo, la crescita e la prevenzione. Dal bambino all’anziano l’attività motoria contribuisce ad avere un approccio più equilibrato con il cibo, divenendo di fatto una preziosa alleata per prevenire i disturbi alimentari. Obesità, bulimia e anoressia colpiscono in maniera sempre più evidente ed incidente ragazzi e ragazze in età adolescenziale, ovvero il periodo della vita in cui il sistema immunitario acquisisce informazioni determinanti per il buon funzionamento futuro. Dunque avere disturbi proprio in quel periodo della crescita vuol dire anche compromettere la corretta formazione fisica dell’individuo, con gravi conseguenze sulla predisposizione alla malattia. Ecco che lo sport consente di veicolare le abitudini alimentari del giovane verso un percorso corretto e idoneo a garantire un giusto equilibrio psico-motorio. Su questi temi sostanzialmente verterà il dibattito previsto per oggi.

fonte: http://www.sportinmolise.com

Pubblicato da: daniela | marzo 13, 2008

Obesità e i bambini: cosa si può fare…

il 15 marzo – la giornata mondiale dei consumatori -è dedicata al tema dell’ obesità infantile….

Il 15 marzo sarà presentato un codice internazionale di autoregolamentazione sulla pubblicità di alimenti e bevande destinate ai più piccoli. I bambini sono i più vulnerabili alla pubblicità televisiva: la pubblicità di cibi ricchi di grassi, zucchero e sale ha un impatto diretto sulle scelte dei bambini e, quindi sulla loro salute. Le fasce protette (cioè quelle destinate ai bambini) si sono dimostrate piene di messaggi pubblicitari scorretti e poco salutari sotto il profilo nutrizionale. Tutti per lo meno ua volta al giorno vediamo sugli schermi televisini gli sponsor di biscotti e merendine ricche di grassi e di zuccheri!!!

Mi sembra giustissimo dedicare questa giornata speciale ad una alimentazione sana e equilibrata a partire dai più piccoli che devono essere indirizzati verso un’educazione alimentare e uno stile di vita salubre, anche in modo divertente. L’ obesità e il soprappeso costituiscono un serio problema, con notevoli conseguenze negative sulla salute dei cittadini e sui costi della sanità pubblica e privata. La lotta agli stili di vita scorretti necessita interventi decisi. Inoltre Altroconsumo chiede: eliminazione delle macchinette distributrici di merendine e bibite gasate e zuccherate da scuole, ospedali e luoghi di ritrovo per bambini; bando delle pubblicità televisive di alimenti troppo ricchi di grassi, zuccheri e sale durante le trasmissioni seguite dai bambini; divieto di qualsiasi forma aggressiva di marketing rivolto ai bambini; etichettatura nutrizionale obbligatoria su tutti i prodotti alimentari seguendo uno schema di facile comprensione; controllo dei prezzi degli alimenti alla base della dieta mediterranea; inserimento dell’educazione alimentare e nutrizionale nei programmi scolastici in maniera significativa.

per maggiori informazioni:

Altroconsumo

Pubblicato da: daniela | marzo 11, 2008

La dieta mediterranea: salutare e italiana

Il cibo agisce come un farmaco in grado di influire profondamente sul nostro stato di salute e la durata della nostra vita. L’affermazione è emersa in occasione del congresso internazionale Science in Nutrition, che si è tenuto a Roma.

Una corretta alimentazione, fin dall’infanzia, è la carta vincente per prevenire non solo l’obesità, patologia a larghissima diffusione nei Paesi industrializzati, ma nanche patologie cardiovascolari, gastroenteriche e persino i tumori.

Risposte immunitarie, funzionamento del sistema nervoso centrale, equilibrio ormonale: la dieta, quindi, non è solo una questione estetica. Secondo diversi esperti verdura, frutta e olio d’oliva rimangono gli alimenti più sani. Via libera, quindi, alla dieta mediterranea.

Totò alle prese con una spesa in economia nel film Miseria e Nobiltà:

E l’Italia è proprio il Paese simbolo di questo stile alimentare che si candida a ricevere il riconoscimento di patrimonio immateriale dell’umanità dell’Unesco. Il Belpaese, infatti, ha conquistato la leadership in Europa nelle produzioni alimentari di qualità a denominazione o indicazione di origine protetta, come Dop e Igp, e con 166 specialità alimentari riconosciute dall’Unione Europea batte nettamente la Francia, che è ferma al secondo posto con 156.

fonte: http://www.diregiovani.it

Pubblicato da: daniela | marzo 9, 2008

Anche tuo figlio mangia sempre le stesse cose?

I sapori graditi dalla maggior parte dei bambini non sono un mistero: pasta al pomodoro, polpette, merendine, gelati, bibite gassate. Fra i meno tollerati: il pesce, le verdure “verdi”, la carne “cucinata in modo sano”.
Se ormai le vostre ricette in casa si restringono a una decina e siete stanchi di fare cose nuove, perché “intanto non le mangia”, ebbene, la signora Dina D’Addesa vi direbbe che state commettendo uno sbaglio.

D’Addesa è in primis una nutrizionista, e in secondo luogo la coordinatrice di una ricerca dell’Istituto nazionale per gli alimenti e la nutrizione (Inran) che ha monitorato il gusto di 274 bambini fra gli 8 e gli 11 anni sulla base degli scarti a mensa di una scuola primaria di Roma (141/o circolo didattico San Cleto).
Lo scopo dell’indagine era misurare la diffusione della dieta mediterranea nelle scuole dell’obbligo; una necessità visti i gravi problemi di obesità che affliggono i nostri minori.

Secondo la ricercatrice i genitori non dovrebbero scoraggiarsi dai “non mi piace” e proporre di nuovo i piatti disdegnati senza forzature e in un ambiente piacevole. Perché il bambino ha bisogno di apprendere una nuova percezione sensoriale per sviluppare interesse per un cibo “nuovo”.
Pensiamoci: è pur vero che certi alimenti non ci piacevano nella nostra infanzia e improvvisamente ci sono diventati graditi dopo qualche anno. Il gusto dei bambini è volubile e dipende molto da come i loro genitori sono capaci a stimolarlo.

Paura del nuovo? Sì, i bambini si proteggono limitando la loro alimentazione ai sapori che sono loro già noti e graditi. “Abbiamo registrato a sorpresa le carote al top dei desideri dei bimbi insieme alle patate cotte in ogni maniera, mentre 8 volte su 10 gli spinaci al burro e parmigiano sono rifiutati” dichiara D’Addesa commentando i risultati della sua ricerca (Ansa). Sono scartati anche la pasta e ceci e il passato di fagioli con la pasta (i bambini dicono “no” rispettivamente al 54,1% e 46,2%). Graditi invece i passati di verdura con la pasta che probabilmente ricordano loro “le prime pappe”. Fra la frutta la più richiesta è la banana, medaglia d’argento per gli agrumi. All’ultimo posto? La mela. (scartata dal 57,4% dei bambini).

I ricercatori hanno dimostrato però che con qualche gioco sugli ortaggi, le degustazioni e la pratica dell’orto in classe, il consumo della frutta aumentava.
Uno spunto per introdurre nelle nostre case l’educazione alimentare.

Consigliamo di leggere le linee guida per una sana alimentazione italiana dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione.

Intanto ecco un decalogo interessante:

1) Non usare mai il cibo come una ricompensa o una punizione (“se mangi tutto ti dò un cioccolatino”; “se non finisci la pappa, niente cartoni”)

2) Non forzare il bambino quando dice che si sente pieno

3) Non prendere in giro mai tuo figlio per il suo aspetto (“guarda come sei magro, ti si vedono le ossa”, oppure “sei troppo grasso”).

4) Non ricorrere a diete casalinghe. E’ sempre meglio rivolgersi a uno specialista

5) Insegna al bambino la differenza fra un fisico atletico, uno anoressico e uno fuori forma

6) Sì all’esercizio fisico. Quando non è in palestra o in piscina, cerca di portare il bambino all’aperto, al parco giochi o in un posto dove possa correre e liberare le energie.

7) Prova degli alimenti nuovi, magari in modo diverso. Se la pasta con le zucchine non gli piace prova a fare una torta salata a base di zucchine!

8) Vai in biblioteca a cerca dei libri sulla frutta e la verdura che riescano a spiegare anche le proprietà di questi beni della terra.

9) Cerca di manipolare il cibo il meno possibile. Prova sempre prima “l’alternativa semplice”.

10) Cerca di eliminare le pubblicità di merendine e snacks: invece di accendere la televisione proponi al bambino cartoni in dvd e in videocassetta.

fonte: http://kidzone.blogosfere.it

Pubblicato da: daniela | marzo 8, 2008

Contro l’obesità caramelle bandite.

MILANO – Tempi duri per le troppo buone. Ieri mattina la ministra della Sanità francese, Roselyne Bachelot, ha incassato il primo sì al progetto “Via caramelle e dolciumi dalle casse dei supermercati”. Vittima sacrificale volontaria sull’altare dell’obesità infantile, la catena Leclerc, che ha accettato di svuotare le scaffalature tentatrici a partire dal primo giugno.

Contrariamente all’Italia – dove un piano nazionale anti obesità è stato solo annunciato dal Ministero della Salute, e le iniziative anti-merendine vengono portate avanti da singoli comuni – due anni di martellamento ininterrotto da parte di media e istituzioni francesi sul problema dell’influenza nefasta di dolci&dolcetti hanno prodotto un risultato clamoroso. Tutto è cominciato a fine estate 2006, quando il predecessore della Bachelot, Xavier Bertrand, impressionato dai dati sull’incremento di peso di adulti e ragazzini, definito “un vero flagello”, ha lanciato il Programma Nazionale per l’Alimentazione e la Salute.

La campagna prevedeva etichette salutiste, controlli nei supermercati, materiali informativi, coinvolgimento di medici, pediatri, nutrizionisti. Negli ultimi 24 mesi, la situazione è ancora peggiorata: tra obesi e sovrappeso, un quinto della popolazione scolastica è in lite con la bilancia. Dato destinato ad ampliarsi a dismisura nell’età adulta, se è vero che un terzo dei francesi è in sovrappeso.

Così è stato deciso un drastico giro di vite: dai suggerimenti si è passati alle pressioni, dagli inviti ai diktat. L’adesione al progetto Bachelot è stata annunciata dallo stesso proprietario della catena, Michel-Edouard Leclerc, che ha sottolineato come la scomparsa dei tredici prodotti targati Ferrero e Haribo comporterà una perdita secca di cinque milioni di euro l’anno, anche se le confezioni sottratte saranno regolarmente al loro posto sugli scaffali delle corsie interne, visto che una caramella su cinque viene adocchiata e messe in carrello proprio alle “avancasse”. Niente di nuovo sotto il sole del marketing.

Marion Nestle, docente di nutrizione e salute pubblica all’Università di New York, conferma: “Dico sempre ai genitori di non fare mai la spesa con i figli. Le scatole con i cartoni animati disegnati sopra sono sempre posizionate negli scaffali più bassi, dove anche i bambini ai primi passi possono arrivare. E una volta alle casse, stare in coda induce madri e padri a comprar loro qualsiasi cosa, purché i bambini non si agitino”.

Ma non è solo un problema di dolcezza. Perché lo spauracchio del peso nasconde l’altro grande guaio alimentare, legato alla qualità (e non solo alla quantità) delle calorie ingerite, ai sostituti dello zucchero – di salubrità non sempre specchiata – e della messe di additivi che affolla le etichette. Un lungo elenco di E, molte delle quali sul banco degli imputati, sospettate di nascondere dietro sigle incomprensibili sostanze che interferiscono con l’attività di timo e tiroide, oltre a essere fra le cause dell’iperattività infantile.

Insieme alla moratoria sui dolcetti, dal ministero della sanità è stata proposta con toni perentori l’eliminazione immediata delle pubblicità alimentari durante le trasmissioni televisive per bambini. Nel frattempo, nelle scuole francesi i distributori di merendine vengono progressivamente sostituiti da quelli di frutta e verdure sporzionate. Una rivoluzione firmata dal ministro dell’agricoltura Michel Barnier “visto che i bambini oggi mangiano quattro volte in meno frutta e verdura rispetto ai loro nonni”.

Mentre gli strateghi del marketing cercano disperatamente di tamponare le perdite annunciate con nuove alchimie, Leclerc si consola: “Non si tratta di mettere al bando i dolciumi, ma di partecipare in modo intelligente al dibattito”. Ma intanto, gli scaffali piangono. Almeno fino a quando i dati sulle patologie legate all’obesità non diventeranno magrissimi.

Fonte: http://www.repubblica.it

Pubblicato da: daniela | marzo 7, 2008

Inizia alla nascita la lotta all’obesità.

Uno studio publicato su pediatrics mostra che meno si viene allattati al seno, più rischio corriamo di diventare obesi. Lo studio ha coinvolto 739 ragazzi americani, la cui età è compresa tra i 10 ed i 19 anni, mettendo alla luce che i ragazzi che sono stati allattati dal seno della madre per più tempo, hanno un indice di massa corporea IMC più basso.

Dallo studio è emerso che il 40% dei bambini bianchi  sono stati allattati per meno di 4 mesi, mentre per i neri questa percentuale si ferma al 11%.

Inoltre il 50% dei bambini figli di genitori con un istruzione medio-altasono stati allattati per meno di 4 mesi contro il 18% dei restanti.

L’American Academic of Pediatrics sostiene che i bambini dovrebbero essere alimentati solo con latte materno almeno per i primi 6 mesi, poichè tale latte è in grado di effettuare un controllo metabolico in modo da mantenere un giusto peso corporeo anche in eta adulta.

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